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Ti giuriamo che non l’abbiamo fatto di proposito ma, come hai potuto vedere negli scorsi giorni, questa settimana sui canali social di Geeko Editor si è parlato molto del romanzo storico: citazioni, consigli letterari e curiosità hanno fatto riferimento a questo genere della letteratura moderna, all’interno del quale ci sono tanti capolavori imperdibili da scoprire.

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Un’illustrazione dal Waverly di Walter Scott, il primo romanzo a essere definito “storico”.

Anche se la letteratura ha da sempre affrontato storie ambientate in epoche lontane da quelle dei suoi autori (ehi, pensa solo all’Ariosto che parla del medioevo nell’Orlando Furioso… ma potremmo citare già Omero con la guerra di Troia!), è solo a metà dell’Ottocento, con sir Walter Scott e i suoi romanzi ambientati nel medioevo, che la musica cambia: lui per primo e poi diversi altri autori (fra cui il nostro Alessandro Manzoni) si impegnano a sviluppare delle storie i cui protagonisti sono i nostri “punti d’osservazione privilegiati” per gettare uno sguardo su altri secoli e altri millenni.

In questi casi il romanziere non è più soltanto un narratore che deve trovare la giusta forma e i giusti escamotage per avvincere il lettore, ma anche un “reporter”, con il compito di studiare le fonti dirette e indirette su un altro tempo per crearne un ritratto quanto più vivo ed efficace possibile (cosa non affatto facile, e non serve essere scrittori per capirlo!).

Assieme alla fantascienza e al fantasy contemporaneo, secondo noi il romanzo storico è uno dei generi le cui storie riescono davvero a costruire mondi in maniera efficace, dovendo lavorare non tanto sul racconto di eventi tratti dai libri di storia quanto sui dettagli. Dettagli che non sono semplicemente i vari come si vestivano?, come parlavano?, come viaggiavano? i personaggi dell’epoca rappresentata; tutte domande centrali e interessanti, certo, ma quelle che riescono davvero a farti entrare nella mente di un uomo medioevale o romano dovrebbero essere, per esempio, “che rapporto ha quest’uomo con l’idea della morte?” oppure “secondo le convenzioni sociali, come dovrebbe trattare sua moglie o i suoi figli?”. Piccoli “dettagli”, almeno a un primo sguardo, che nascondono, però, questioni di metodo molto profonde.

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Umberto Eco nel 1984.

Negli ultimi decenni il romanzo storico ha avuto un ritorno sulla scena grazie soprattutto al bestseller Il nome della rosa, che coniugando la ricostruzione dell’epoca con le dinamiche del giallo moderno ha creato nuove regole nella scrittura del romanzo storico e ha fatto riscoprire vecchi esempi di questo tipo di narrativa, come i romanzi dell’inglese Ellis Peters, che già negli anni ’70 avevano fondato il prototipo del monaco-detective con la figura di fratello Cadfael. Da questo genere è derivato poi il thriller esoterico, come quello portato avanti da Dan Brown con Il codice Da Vinci o Inferno (a proposito, il trailer della sua versione cinematografica sta uscendo proprio in questi giorni sui canali televisivi: l’hai intravisto? Che ne pensi?).

Sono romanzi tanto belli quanto complessi, difficili da scovare e, ancor di più, da architettare (a proposito: quanti di voi scrivono storie di questo genere? Su le manine, da bravi!).

Bene, che aggiungere?

Facciamo che la finiamo qui, e facciamo che appena terminato di scrivere io corro in biblioteca e pesco il primo buon romanzo storico d’annata; di quelli belli, nei quali, di pagina in pagina, ci si possa letteralmente perdersi nel tempo.

Ti assicuriamo che è davvero una bella sensazione!

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