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Il sole si leva nel cielo svogliatamente questa mattina, illuminando il Duomo e i tetti rossi di Firenze, dove ci siamo fermati al termine della nostra seconda giornata di viaggio (qui trovi la prima giornata). Osserviamo il panorama del capoluogo fiorentino per un’ultima volta mentre sorseggiamo il caffè, e siamo pronti a riprendere la nostra esplorazione dell’Italia a caccia di luoghi letterari.

Il nostro cammino prosegue verso sud: ci inoltriamo nella Maremma Toscana, caratterizzata dai profili dolci delle colline e dall’odore di pini che brilla nell’aria. Sembra impossibile che in questo scenario così rilassante abbia avuto luogo una storia di degrado e crudeltà come quella narrata da Niccolò Ammaniti in Ti prendo e ti porto via. Se osserviamo bene le pendici della collina sulla quale ci troviamo riusciamo a scorgere le case di Ischiano Scalo, il paesino dove si muovono Pietro, ragazzino problematico, Gloria, l’inarrivabile ragazza di cui è innamorato, il latin lover Graziano e l’introversa professoressa Flora. Dal nostro punto di vista privilegiato è facile osservarli con un certo distacco, ma sappiamo bene che se ci avvicinassimo un po’ saremmo subito catturati dalle ruvide dinamiche della vita di provincia, dalle sue routine e dalle sue inquietanti leggi non scritte.

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Lasciamo la campagna per una meta irrinunciabile: Roma! La capitale ha tantissime anime diverse racchiuse dentro sé, ma noi oggi decidiamo di esplorare quella più intima e rustica, che risiede tra le vie del quartiere storico di Trastevere: quella indagata a fondo dal poeta romanesco Trilussa. Siamo catapultati nella Roma di fine Ottocento e ci sediamo insieme al poeta sulla scalinata della piazza che ha preso il suo nome. Davanti a noi scorre il Tevere, cuore pulsante della città, ma c’è anche una grande via vai di gente di tutti i tipi: mercanti, bambini pestiferi, fanciulle ammiccanti, corpulente balie e pomposi uomini d’affari. La Roma popolare è un caleidoscopio di voci, aromi e caratteri e non può non affascinare. Guarda Trilussa come scrive! Sicuramente con le sue parole sarà in grado di descrivere questo affresco umano con sincerità e profondità.

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È tempo di proseguire ancora più a sud: eccoci nell’Agro Pontino, vasta distesa pianeggiante nel sud del Lazio. Questo territorio fu bonificato a partire dagli anni Venti per volontà di Mussolini e questo processo, non privo di difficoltà e scontri, è descritto nel libro Canale Mussolini di Antonio Pennacchi. Come in un time-lapse guardiamo, attraverso gli occhi della famiglia Peruzzi, trasferitasi dal Veneto per partecipare all’opera di bonifica, i cambiamenti dell’area nel corso dei decenni: la difficile ritirata delle malsane paludi, la creazione di territori agricoli, l’urbanizzazione dell’area, l’edificazione e l’inaugurazione della città di Littoria (oggi Latina). Oltre ai cambiamenti ambientali, anche quelli sociali: lo scontro tra immigrati dal Nord e nativi del posto, l’ascesa e il declino del Fascismo, la guerra e, infine, lo sbarco degli Alleati.

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Dopo esserci riempiti gli occhi e la mente di tante belle immagini che testimoniano l’avanzata irrefrenabile del tempo, riprendiamo il nostro viaggio. Siamo approdati in Campania, tra le vie della multiforme e allegra Napoli. Ci aggiriamo nei Quartieri Spagnoli, tra vivaci chiacchiericci, botteghe con merce variopinta accatastata, panni stesi tra i palazzi e un piacevole odore di caffè che si perde tra le vie. In queste strade è possibile calarsi nelle tradizioni e nei costumi più autentici del popolo napoletano, e lo sapeva bene anche Eduardo De Filippo, che qui soleva passeggiare per raccogliere spunti per le sue opere teatrali, esemplari ritratti della cultura napoletana novecentesca, come Natale in casa Cupiello.

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Ehi, ma è tardissimo! Se non ci sbrighiamo perderemo il traghetto per la prossima tappa: l’incantevole isola di Procida, ambientazione dello straziante romanzo di formazione L’isola di Arturo di Elsa Morante. Appena arrivati al porto non facciamo fatica ad individuare Arturo: è quel ragazzetto irrequieto, a cavallo tra infanzia e adolescenza, che si aggira con sguardo assente in mezzo alle case colorate. Quest’isola è tutto per lui, che è cresciuto da solo esplorandola ed è in grado di carpirne i più intimi segreti, ma non è capace di interpretare i suoi sentimenti e quelli delle persone che lo circondano. Forse un giorno lascerà questo piccolo e magico punto nel mare per esplorare altre terre… Ma a quale prezzo?

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Disperdiamo questa difficile domanda nel vento marino, mentre saliamo sulla nave che ci porterà verso l’ultima tappa della giornata: la Sardegna. Nello specifico arriviamo a Galte, piccolo paesino rurale incastonato in un paesaggio un po’ aspro, ma ricco di suggestioni. La brezza sa di sale e terra bruciata, il mirto e l’erica selvatica sfidano l’aridità del territorio crescendo disordinatamente tra le vie delimitate da vecchie case in pietra. Siamo agli inizi del Novecento e Grazia Deledda ci racconta con lirismo le vicende della famiglia Pintor, esseri umani che reagiscono con rassegnazione e fierezza ai colpi del destino, come Canne al vento. Facciamoci cullare dalle atmosfere fuori dal tempo di questo luogo mentre il sole lascia il posto ad una notte dominata dalla luna piena: la sua luce inonda il paesaggio di chiaroscuri impenetrabili, ricchi di superstizioni.

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Finisce qui la nostra terza giornata di viaggio: ti sono piaciuti i luoghi che abbiamo visitato? Ti aspettiamo per le ultime tappe la prossima settimana: non mancare!

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