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Buongiorno! Ti sei svegliato o ancora vaghi tra le nebbie del sonno? Su, sbrigati a finire il tuo caffè, non abbiamo molto tempo: oggi ci aspettano le ultime tappe del nostro tour e dovremo camminare parecchio. Dopo i tanti chilometri percorsi, mica vorrai perderti proprio quelli finali! Per chi si è perso le tappe precedenti di: qui trovate la prima giornata, la seconda giornata e la terza giornata.

Ecco il nostro traghetto, saliamo e guardiamo allontanarsi da noi le coste affascinanti della Sardegna, per tornare verso la penisola. Il nostro viaggio prosegue coast-to-coast: dobbiamo infatti attraversare l’Italia, partendo dalla costa tirrenica per approdare al versante adriatico. Nonostante sia autunno inoltrato, la giornata è radiosa: è rilassante vedere il paesaggio illuminato dal sole fuori dal finestrino, magari mentre leggiamo un libro che ci tiene compagnia.

Ma eccoci arrivati! Siamo in Puglia, in mezzo ad una distesa di campi assolati interrotti da qualche stradina polverosa. Un cartello un po’ ammaccato ci informa che siamo ad Acqua Traverse, il paesino dove è ambientato Io non ho paura di Niccolò Ammaniti. Il piccolo Michele ha appena parcheggiato la sua bicicletta al lato della strada e, spronato dai suoi amici, si avvia verso una casa abbandonata, fingendo una spavalderia che non ha: ha perso una scommessa e deve farsi forza, se non vuole fare una brutta figura con i compagni che hanno scelto questa penitenza per lui. Ho l’impressione che in quella casa farà una scoperta inquietante che cambierà la sua vita… Peccato non poterlo accompagnare! Le nostre strade, infatti, si dividono: noi ci dirigiamo verso la prossima tappa.

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Eccoci approdati sulla punta più orientale dell’Italia: Otranto! Piccola cittadina che si affaccia su un mare cristallino, è difficile immaginarla come lo sfondo del primo romanzo gotico della storia, Il castello di Otranto di Horace Walpole. Il castello ha una struttura imponente e i suoi colori neutri ben si integrano nel paesaggio. Ma facciamo lavorare la fantasia: immaginiamo questo scenario durante il Medioevo, in una notte senza luna. Le strade sono buie e fangose, il villaggio è immerso nell’oscurità, il mare agitato produce sciabordii sinistri e delle torce illuminano malamente la facciata del castello, creando ombre agitate dal vento. Brr, ora sì che l’atmosfera è da brividi! Un’ambientazione ideale per storie di profezie, misteri, intrighi familiari e inquietanti apparizioni: ci sarà un lieto fine?

otranto

Lasciamoci il mare alle spalle per inoltrarci nella regione più selvaggia del nostro paese, la Basilicata. La strada per arrivare alla nostra destinazione è tortuosa e si snoda tra suggestivi calanchi dai colori lunari. Dopo l’ultima curva appare Aliano, paesino arroccato su uno sperone di roccia, che svetta su questa natura ostile. Negli anni Trenta lo scrittore e pittore Carlo Levi fu confinato qui dal regime fascista a causa della sua dissidenza. Levi ha raccontato il suo soggiorno di due anni in questo paese sperduto, dominato da superstizioni e curiose consuetudini, nel suo libro Cristo si è fermato a Eboli. Lo vediamo aggirarsi annoiato tra le case, con il cavalletto sotto il braccio, alla ricerca di un punto dove dipingere e lasciarsi cullare dai suoi pensieri.

aliano

Per noi è tempo di proseguire, arrivando all’estrema punta dello Stivale: siamo pronti per attraversare lo Stretto di Messina e approdare in Sicilia. Il mare è agitato da un forte vento oggi, la traversata è avventurosa e noi passeggeri siamo un po’ nervosi. Devono essersi sentiti così Ulisse e i suoi compagni mentre cercavano di attraversare incolumi questo tratto di mare, reso terrificante dalla presenza di due orribili mostri: Scilla, terrificante essere tentacolare, e Cariddi, un minaccioso mostro responsabile di gorghi fatali. Meno male che le storie dell’Odissea di Omero non sono realtà! Per fortuna sbarchiamo sani e salvi.

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La nostra prima tappa in terra siciliana è Aci Trezza, una manciata di case ammassate a ridosso di un piccolo porticciolo. Ci sediamo sulla banchina del porto ad osservare i Faraglioni poco distanti dalla costa e il via vai di piccole imbarcazioni di pescatori: tra questa c’è anche la “Provvidenza”, la barchetta con cui I Malavoglia, la sfortunata famiglia creata da Giovanni Verga, si guadagnano da vivere. Sopra c’è proprio ‘Ntoni, il figlio maggiore, che attracca alla banchina con il suo carico quotidiano di pesce, urlando saluti in dialetto ai ragazzi che lavorano sulle altre barche. Splende ancora il sole, ma delle nuvole minacciose si stanno velocemente avvicinando dal mare. Senti che tuoni! Il prossimo futuro non riserva nulla di buono. Meglio andarsene, prima che la tempesta ci travolga.

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Ci spostiamo sull’altro versante dell’isola, a pochi chilometri da Agrigento; passeggiamo sul lungomare di Vigata (alias Porto Empedocle) e ci godiamo l’aria marina e tiepida. Un personaggio curioso ci passa accanto, mentre guarda con aria preoccupata le nuvole che ogni tanto oscurano il sole. Chi sarà? Come se avesse percepito la nostra domanda, risponde: “Montalbano sono!” con un caratteristico accento siciliano. Non sta parlando con noi, ma con un suo collaboratore al telefono. Ebbene sì, si tratta proprio del Commissario Montalbano, il carismatico e burbero personaggio uscito dalla penna di Andrea Camilleri. Siamo molto curiosi di scoprire a quale dei suoi numerosi casi sta lavorando, ma purtroppo il nostro viaggio deve proseguire.

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Siamo arrivati all’ultima tappa del nostro viaggio: Villa Lampedusa, a Palermo, il palazzo che ha dato i natali a Giuseppe Tomasi di Lampedusa e a cui si è ispirato per delineare Villa Salina, la sontuosa dimora del principe Fabrizio Salina, detto Il gattopardo. Chiudiamo gli occhi e immaginiamo come doveva essere questo luogo durante gli anni del Risorgimento. Un enorme giardino curatissimo, dalle siepi ai roseti, dai profumati aranceti al viale in ghiaia, che termina davanti alla maestosa facciata del palazzo.

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Nelle camere sontuose e ricercate, il principe Salina, nobile distinto e colto, osserva con cinismo e malinconia i cambiamenti della sua epoca, destinati a stravolgere, ancora una volta, il panorama socioculturale della Sicilia. Il nostro sguardo, come il suo, si perde verso l’orizzonte, dove si susseguono, uno dopo l’altro, sembrerebbe all’infinito, i profili dei monti, illuminati dalla luce dorata del tramonto.

Chissà quanti altri luoghi letterari da esplorare si nascondono oltre l’orizzonte! Il nostro viaggio però termina (per il momento) qui. Ti è piaciuto? Hai in mente altri posti da esplorare? Dacci qualche suggerimento e ci attiveremo subito per organizzare il prossimo tour  😉

A presto!

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