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Buon inizio di settimana, caro lettore!

Come avevamo già anticipato, da oggi il consueto appuntamento con l’editoriale di Geeko subirà una variazione nel giorno di pubblicazione: il lunedì anziché il giovedì, per iniziare bene la settimana con un bel punto della situazione sui nostri lavori e sulle principali attività della startup.

Dopodiché, come vedrai fra qualche minuto, dedicheremo un po’ di tempo a sviscerare il tema settimanale, giusto per appagare la vostra (e la nostra) fame di storia della letteratura.

Come dicevamo giovedì scorso, il lavoro del team prosegue a ritmo serrato non solo sul fronte della preparazione della fase più operativa della nostra attività, quella legata al crowdfunding che stiamo lanciando, ma anche parlando della nostra idea con gli addetti ai lavori, come bookblogger e giornalisti, per far comprendere quanto l’idea di Geeko Editor sia davvero interessante e possa contribuire a cambiare creare uno scenario editoriale più stimolante.

Sapete cos’è successo, e cosa ci riempie il cuore di gioia?

Ecco, è successo che molti di questi amici internauti che stiamo contattando sono rimasti davvero contenti di sapere dell’esistenza di una realtà come Geeko Editor e, soprattutto, affascinati dal connubio fra piattaforma di comunicazione multimediale e casa editrice che essa rappresenterà.

Sono affascinati dall’idea, del fatto che riesca a dare nuove prospettive a lettori e autori, che sia ambiziosa e che voglia proporsi come nuova via all’interno di un mercato non certo facile.

Del resto sono anche loro gli “attori” a cui ci vorremmo rivolgere: le tante realtà dedicate alla letteratura e alla narrativa nate negli ultimi anni, grazie a social network e portali tematici; i blog sono diventati un buon punto di discussione sui libri e sul mondo dell’editoria, gli autori sono diventati anche “influencer” attraverso la possibilità di parlare al loro pubblico anche solo attraverso una pagina fan.

Molta della ragion d’essere di Geeko Editor è proprio dovuta a questo, ossia alla necessità avvertita da geek, lettori e scrittori di parlare di loro stessi. Ecco perché il sito darà loro la possibilità di esprimersi attraverso la costruzione di un profilo personale e di un blog: perché la cultura non si genera stando chiusi nella torre più alta e scrivendo per degli sconosciuti, ma confrontandosi ogni giorno con persone che condividono interessi e aspirazioni. Soprattutto oggi, nell’era dei social.

Stiamo quindi lavorando soprattutto perché Geeko Editor coinvolga quanti più amici possibili e affinché sia un progetto vivo e diffuso fra molti professionisti del settore.

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Passando al tema di questa settimana, sappiate che ci immergeremo in una letteratura molto complessa e molto, molto dibattuta.

Se venerdì scorso abbiamo celebrato la Giornata della Memoria delle vittime della Shoah, oggi riflettiamo su un genere, nato compiutamente attorno al decennio dei totalitarismi (gli anni ’30) che da sempre ha voluto tentare di ammonire le persone circa i pericoli della dittatura e dell’omologazione sociale: stiamo parlando della distopia.

Già I viaggi di Gulliver (1726) descriveva in termini negativi il regno degli Yahoos, uomini-scimmia che rappresentano un’umanità corrotta e malvagia, ma è a partire dal ‘900 che il genere distopico prende piede; tanti e celebri sono gli scrittori che hanno voluto parlare di ipotesi terribili sullo sviluppo della società occidentale, e i nomi, ci scommettiamo, li sai già: Orwell, Bradbury, Philip Dick, Alan Moore

Da 1948 Fahrenheit 451, da La fattoria degli animaliV for Vendetta, tutto un filone della letteratura fantastica ha deciso, con toni quasi sempre militanti e pienamente politici, di ammonire l’uomo e i popoli circa la necessità di stare attenti alla politica, di seguirla, di curare la “cosa pubblica” così da evitare che emergano pericoli per la convivenza pacifica e per la comunità.

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Per evitare, insomma, che emerga una dittatura, quasi mai vista da questi autori come un pericolo “esterno” alla società in cui si manifesta. Ne La fattoria degli animali la dittatura di Napoleone è frutto di un disegno di liberazione dal cattivo fattore che poi degenera in una sfrenata corsa al potere. In V for Vendetta gli inglesi di un futuro alternativo scelgono senza problemi la via dell'”uomo forte” e delle “misure drastiche” per uscire fuori dal caos del dopoguerra. In entrambi i casi si tratta di ispirazioni alla Storia: Orwell prendeva spunto dalla presa del potere di Stalin, Moore da quella di Hitler.

Il “cattivo”, nei romanzi distopici, non è mai qualcun’altro, qualcuno di distante dagli oppressi. E’ quasi sempre una parte della società che, cedendo agli istinti più “brutti”, sceglie la via dell’autoritarismo piuttosto che quella dell’analisi critica dei problemi e la loro risoluzione. Una strada che conduce quasi sempre a esiti assurdi.

Negli ultimi anni il filone narrativo distopico ci ha regalato molte saghe che immaginano gli esiti estremi di una società basata sul controllo serrato attraverso la tecnologia e sull’omologazione: alcuni esempi sono i libri di Hunger Games e la saga di Divergent. Il successo di questi libri risiede nella loro capacità di riflettere criticamente sui lati oscuri dell’uomo, della società contemporanea e sulle inside delle nuove tecnologie; lo stesso approccio che muoveva gli scrittori che hanno inventato il genere.

E tu, lettore, cosa ne pensi? Ami la letteratura distopica? Facci sapere il tuo punto di vista!

A presto!

 

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