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Caro lettore, ben tornato alla nostra rubrica di scrittura creativa.

Ci dispiace non aver continuato la scorsa settimana ma, come ti abbiamo raccontato al lungo, ultimamente Geeko Editor è stata molto impegnata!

Niente paura, però: continuiamo con la terza puntata della nostra piccola rubrica.

La scorsa volta abbiamo tentato di comprendere il processo di creazione di un’idea a partire dalla rielaborazione di altre storie; questa settimana, invece, ci dedichiamo al “contorno” dell’idea, il “contesto”, che spesso è estremamente divertente da sviluppare, ma ha al suo interno una certa dose di difficoltà legata a un elemento fondamentale:

l’ambientazione.

Pronti?

Via!

  1. Creatori di mondi

Partiamo con una piccola nota di critica letteraria:

il worldbuilding, ossia la creazione di un contesto

Middle Earth

La Terra di Mezzo di J.RR. Tolkien: l’ambientazione per eccellenza!

 narrativo credibile in cui ambientare una storia di fantasia, si è presentata, negli ultimi anni, come una delle pratiche più divertenti da parte degli autori di fiction, specie dopo l’esplosione del fantasy come genere letterario a partire dal successo di Harry Potter e dei film de Il Signore degli Anelli, una quindicina di anni fa.

Con l’esplodere di questa moda, parte dell’attenzione degli scrittori e degli sceneggiatori si è spostata sempre più sulla creazione di mondi immaginari coerenti al loro interno, con una loro fisica, un loro ecosistema, un loro ordine sociopolitico particolare e così via.

In realtà col passare del tempo questo nuovo divertimento per i creativi si è spesso rivelato il punto debole di molte opere di fantasia, a causa del fatto che spesso molti autori non riescono a sviluppare in modo coerente il loro mondo partendo dalle premesse che loro stessi hanno messo in campo.

2. Questione di coerenza

Facciamo un esempio cinematografico:

Avatar, il kolossal fantascientifico di James Cameron, mette in scena lo scontro impari fra una civiltà terrestre ultra-tecnologica e una tribù di indiani ispirata agli indiani d’America.

Quel che è stato rinfacciato a Cameron è molto chiaro: dopo aver descritto l’esercito terrestre come potente, pieno di risorse, veicoli, forze speciali caratterizzate come un gruppo di marines espertissimi, e i Navi’j come una comunità senza dubbio indomita ma legata a forze ed equilibri interni estremamente “deboli”, quali quelli di una civiltà ancora fortemente “primitiva”, nella battaglia finale bastano frecce e pietre per far sì che gli abitanti nativi di Pandora battano mech da combattimento, caccia d’assalto e carri armati enormi.

Avatar_James-Cameron

Fate ciao a Jake Sully & co.!

Cameron si è difeso dicendo che le forze dei Navi’j erano supportare da risorse e creature fantascientifici ancora più forti delle macchine umane, tuttavia molti hanno continuato a trovare “singolare” il fatto che queste creature potessero avere la meglio su dei veri e propri giganti d’acciaio…

Ora, tenendo presente che forse queste critiche sono state anche troppo dure rispetto alla funzione di mero intrattenimento di Avatar, è indubbio che la vittoria dei Navi’j risulti davvero forzata, tant’è vero che molti critici hanno tranquillamente bollato il film di Cameron come “americanata” (suvvia, perdonateci l’uso di un termine poco elegante!).

Il punto è che Cameron non ha rispettato una sua stessa premessa, rischiando in questo modo di cadere nel ridicolo: ha messo in campo un’idea di racconto (“voglio fare un kolossal su uno scontro fra indigeni extraterrestri e umani!”) e ha volutamente ignorato che quando nel corso della Storia una comunità di indigeni con un livello sociale tribale ha affrontato una popolazione di altro tipo, più “evoluta” (almeno tecnologicamente), la vittoria è stata inevitabilmente di quest’ultima.

Perché questo elemento è stato tanto disprezzato dai critici?

Non sarebbe il primo film di Hollywood nel quale la vittoria dei buoni sui cattivi risulti altamente improbabile se analizzata sulla base delle forze schierate, nonché decisa “a tavolino” per meri scopi “ideologici” (ossia, in questo caso, celebrare i “selvaggi buoni” contro i “militari cattivi”).

Il problema è che nella prima metà del film Cameron è stato estremamente bravo a raccontare un mondo coerente, con le sue leggi intrinseche perfettamente bilanciate: gli umani sono ben caratterizzati, la tecnologia usata sembra una perfetta evoluzione futuristica della nostra, persino la tribù di alieni si attiene ai principi fondamentali delle dinamiche delle tribù primitive.

Insomma: l’ambientazione di Cameron funziona, è ben concepita, ben sviluppata… peccato che, proprio nel momento della prova del nove, ossia lo svolgersi di una dinamica “sociale” come la guerra fra due civiltà contrapposte, qualcosa si inceppi clamorosamente facendo scendere inesorabilmente il livello del film.

3. Dinamiche di setting

Capirai quindi che qui il problema è un po’ più sottile del semplice “immaginare un mondo fantastico realistico”.

La questione è molto più complessa: si tratta di regolamentare quel mondo in funzione della storia che vorrai scrivere.

Ricordi cosa scrivevamo nella scorsa puntata?

Che la prima cosa da fare era di scorrere le storie che più ci hanno convinto per capire come aggiungervi qualcosa di nostro e di personale per scrivere il nostro racconto.

Affinché questo accada nel modo giusto, sarà per te necessario elaborare un’ambientazione che sia credibile e nel quale tutta la potenza della tua storia sia espressa.

Screen worldbuilding

Uno dei tanti siti o blog incentrati sull’argomento che puoi trovare in rete!

Se vuoi scrivere la storia di una popolazione aliena che si oppone a degli umani imperialisti che vogliono occupare il suo pianeta d’origine con un’armata iper-tecnologica, esaltando i valori dell’ambientalismo e dell’autodeterminazione dei popoli, non sarebbe una buona idea, all’interno delle premesse della tua opera,  prevedere che questi alieni abbiano rubato ai loro nemici almeno tre dei loro temutissimi caccia da combattimento (e non uno solo…) e almeno dieci dei loro mech d’assalto?

Se hai in mente una storia e vuoi assolutamente raccontarla, se vuoi assolutamente raccontare la storia di un popolo sottomesso che lotta per la libertà, forse qualche serio strumento di lotta dovresti darglielo, no? 🙂

Bene, caro amico di Geeko Editor, anche per oggi è tutto.

Speriamo che queste riflessioni stuzzichino la tua voglia di scrittura e che ti aiutino a costruire il tuo mondo e caratterizzare meglio la tua ambientazione. Infine, come al solito, sentiti libero di dire la tua, magari dandoci qualche altro spunto.

Non ci resta che augurarti buona scrittura!

A presto!

 

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